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Il Resto del Carlino 1995

12 luglio 1995 22 luglio 1995 23 novembre 1995 27 novembre 1995




27 novembre 1995

NOI INQUILINI IN LOTTA PER IL RISCALDAMENTO


A proposito dell'articolo del 23 novembre 1995 dal titolo
Bollette non pagate, al freddo 200 famiglie,

vorremo precisare quanto segue.
  1. È impreciso parlare di società che gestisce il residence.
    Le società hanno in proprietà solo circa un terzo dello stabile di via Garibaldi 2 a Calderara di Reno e fingono una gestione di questo loro terzo pur in assenza di licenza alberghiera.
    I restanti due terzi sono frazionati in piccole proprietà.
  2. È vero che queste società sostengono l'amministratore senza però raggiungere i 500 millesimi necessari per la sua piena riconferma.
    Purtroppo per ora nemmeno noi li abbiamo per cacciarlo.
    Per questo è in corso un processo civile al tribunale di Bologna.
  3. È vero invece che le società "detengono" la maggior parte (svariate decine di milioni di lire) del debito verso il condominio.
    È anche vero che queste società affittano senza scrupoli i loro appartamenti a prostitute, magnaccia e spacciatori che creano grossi problemi di ordine pubblico all'interno dello stabile e fuori di esso, come più volte anche il Carlino ha reso noto nelle sue cronache.
  4. È vero che l'amministratore non riesce ad incassare i crediti ma solo perché non giunge mai (chissà perché) a chiedere il sequestro ed il pignoramento dei beni delle società ormai cronicamente debitrici, anzi accetta modalità di pagamento illegali come gli assegni postdatati.
  5. È sviante la proposta di passare al riscaldamento autonomo in quanto, in assenza di precisi progetti in base alla legge n°10/91 sul risparmio energetico, ogni delibera assembleare, presa anche a maggioranza assoluta, è nulla (vedi sentenza tribunale di Roma 2/3/1993)
Due parole infine sul nome Bologna due. Siamo stufi di sentir parlare di un residence di fatto inesistente connotato nelle cronache nere con aggettivi come tristemente famoso, famigerato, ecc.
Stiamo avviando i contatti con il comune di Calderara di Reno per far passare definitivamente lo stabile a civile abitazione.
Vorremmo che la stampa chiamasse lo stabile come tutti gli altri, cioè col nome della via e il suo numero civico:
via Garibaldi 2, Calderara di Reno

Lettera del Gruppo di Iniziativa-Garibaldi 2


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23 novembre 1995

L'ACOSER SPEGNE I TERMOSIFONI

Bollette non pagate,
al freddo 200 famiglie

È da una settimana che i loro termosifoni non rispondono più.
È da una settimana che vivono senza quel piacevole alito caldo che ci ritempra quando torniamo a casa.
Fuori la temperatura viaggia attorno allo zero, ma per i condomini di circa 200 appartamenti del residence Bologna 2 di Calderara di Reno si tratta di convivere con una situazione insostenibile.
L'Acoser ha messo la parola fine ad un credito che vantava nei confronti degli stessi condomini.
Un credito di svariate decine di milioni (93 per l'esattezza) mai saldato: tante promesse di pagamento, accordi svaniti nel nulla e non mantenuti.
Così si è arrivati al drammatico epilogo: riscaldamento tagliato.
Non ce la facciamo più -sbotta Alessandro Guidetti, che vive nel residence e fa parte del consiglio di condominio-
L'amministratore non riesce ad incassare i crediti di alcuni condomini morosi.
Abbiamo il riscaldamento centralizzato e non possiamo andare avanti così, qui ci vivono anche dei bambini e degli ammalati.
Abbiamo provato a rivolgerci alle autorità e non abbiamo avuto alcuna risposta, abbiamo provato a cacciare l'amministratore ma le società che gestiscono il residence hanno votato a suo favore...

Purtroppo Bologna Due è un residence molto particolare -risponde l'amministratore- Ci vivono extracomunitari, si dice si spacci la droga e il vero problema sono alcuni condomini non più di cinque o sei, che da soli hanno accumulato un debito nei confronti dell'Acoser che si avvicina al centinaio di milioni.
Non è giusto che per colpa di pochi la maggioranza non possa usufruire del riscaldamento, ma d'altronde se la gente si rifiuta di pagare io, tranne che mandare ingiunzione al tribunale, non so cosa fare.
Spero solo che nella prossima assemblea di condominio possa venire approvata l'autonomizzazione del riscaldamento.



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22 luglio 1995

SQUILLO

Slave come schiave

Avevano un orario di lavoro massacrante, da mezzogiorno alle sei di mattina, sette giorni su sette lungo i marciapiedi della via Emilia.
Ma all'alba di ieri, quando i carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale hanno fatto irruzione in un residence di Calderara, erano ammassate in 5 monolocali: dormivano su letti di fortuna tra centinaia di scatole prendi tre e paghi due di condom e scaffali zeppi di minigonne, body e scarpe con tacchi a spillo.
Loro, venti giovani ragazze-squillo slave e albanesi, erano tutte clandestine e in casa avevano più di 10 milioni e diverse agende telefoniche.
La retata ha portato alla denuncia di otto slavi per sfruttamento della prostituzione.

Servizio all'interno


I CARABINIERI IN UN RESIDENCE DI CALDERARA


Retata a luci rosse



Venti prostitute ammassate in cinque monolocali


Avevano un orario di "lavoro" massacrante, che iniziava verso mezzogiorno e finiva non prima delle sei di mattina, sette giorni su sette lungo i marciapiedi della consolare via Emilia.
Ma alle prime luci dell'alba di ieri, quando sono entrati in azione i carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale, erano ammassate all'interno di cinque mini-appartamenti di un grande residence alle porte di Calderara.
Dormivano su letti di fortuna ricavati in spazi angusti, in mezzo a pile di confezioni prendi tre paghi due di preservativi, tra scaffali zeppi di minigonne mozzafiato, body trasparenti e scarpe con vertiginosi tacchi a spillo.
Vivevano così, e chissà da quanto tempo, venti giovanissime ragazze-squillo, tutte immigrate clandestinamente dalla ex Jugoslavia e dall'Albania.
Le hanno trovate gli uomini dell'Arma durante una mega operazione, alla quale hanno partecipato più di di sessanta militari, per contrastare lo sfruttamento della prostituzione.
I carabinieri hanno fatto irruzione nel residence (da tempo sotto controllo perchè meta di incontri occasionali a pagamento) intorno alle 6, con tanto di regolare mandato di perquisizione dell'autorità giudiziaria.
All'arrivo delle Alfette della Benemerita c'è stato un fuggi fuggi generale.
Tant'è che un macedone di 25 anni, probabilmente un agente dell'"Anonima sfruttamento", per sfuggire alla cattura si è gettato dal balcone di un monolocale del primo piano.
Una fuga impossibile, davvero improbabile, che gli è anche costata la frattura di un piede.
Nel corso della retata, i carabinieri hanno denunciato a piede libero otto slavi per induzione alla prostituzione, sequestrato circa dieci milioni in contanti (frutto di una notte di lavoro), sette agende telefoniche piene di indirizzi di clienti e di presunti protettori e più di trecento scatole di condom di tutte le taglie.
Le ragazze, senza permesso di soggiorno, sarebbero arrivate in Italia all'inizio dell'anno con dei passaporti contraffatti dagli abili falsari dell'organizzazione.
Le giovani lucciole sono state, quindi, trasportate all'Ufficio stranieri della Questura, che ha immediatamente disposto il provvedimento di espulsione dal territorio nazionale.
Intanto, i militari del nucleo operativo di Borgo Panigale hanno anche deciso di aprire un'indagine sulla società immobiliare che affittava gli appartamenti alle regine del marciapiede.
Secondo gli investigatori, le ragazze slave che lavoravano negli angoli più ingrati di via Rigosa e lungo la via Emilia sarebbero una cinquantina.
Vengono per lo più dalla Bosnia, dalla Macedonia e dalla Serbia.
Un'organizzazione di slavi provvede all'espatrio delle connazionali (reclutate con la solita promessa di un lavoro sicuro e ben pagato in Italia), ma anche delle "dilettanti" degli altri paesi, Albania in testa.
La "Vizio international" paga l'affitto e il sostentamento.
Per le lucciole nessuna preoccupazione: l'"Anonima" garantisce dai pericoli e dai fastidi della concorrenza e provvede alle campagne sulle altre piazze in un continuo ricambio che, spesso, rende difficile il controllo delle forze dell'ordine.
In cambio, però, l'organizzazione chiede lunghe notti proficue: chi non chiude il bilancio quotidiano con almeno un milione trasloca verso marciapiedi meno redditizi, rientra in patria o è costretta a subire botte, minacce, digiuni e terribili sevizie.


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12 luglio 1995

PROSTITUZIONE

Preso il boss di "Bologna 2"



È un racket gigantesco che organizza la prostituzione delle ragazze slave portate clandestinamente in Italia.
Già una ventina di persone sono state arrestate o denunciate, e l'altra notte i carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale sono riusciti a bloccare il boss della nostra città, uno slavo trentunenne che viveva e gestiva il suo "impero del vizio" dal tristemente famoso residence Bologna 2 di Calderara.
(-Questa sottolineatura è nostra-)
Gli inquirenti ritengono che Safed Cucak avesse a disposizione (col sistema delle "quindicine") almeno un centinaio di ragazze.
La maxi-indagine, dagli sviluppi ancora imprevedibili, è stata resa possibile dalle confessioni di una delle ragazze di Safed che ha deciso di raccontare la sua storia.
Dal racconto di questa prostituta emerge un particolare inquietante.
In Veneto e in Friuli esisterebbero insospettabili famiglie di italiani le cui case funzionerebbero da centro di smistamento per le clandestine.
Lì gli "sfruttatori" arrivano da varie città d'Italia per comprare, a suon di dollari e marchi, le donne da avviare sui marciapiedi.

Servizio all'interno


La terribile odissea di una prostituta che ha deciso di ribellarsi al racket


Chiamiamola Svetania.
Ha 21 anni, una vita di miseria alle spalle e una patria dilaniata dalla guerra e dai soprusi.
L'hanno portata in Italia con un raggiro.
Lei sapeva che in Italia avrebbre fatto la prostituta.
Avrebbe anche accettato di vendere il suo corpo, ma quello che non riusciva a sopportare erano le violenze inutili degli sfruttatori e la sensazione di essere considerata alla stregua di carne da macello.
Per questo la ragazza si è rivolta ai carabinieri della sua zona di lavoro, ossia della Compagnia di Borgo Panigale, e ha denunciato i suoi aguzzini, sollevando il coperchio ad una pentola dai risvolti enormi.
Un vero e proprio racket di slavo che gestisce la tratta delle connazionali, con la complicità sospetta di famiglie "perbene">; che vivono nel Veneto e che "fingono" di raccogliere queste giovani donne come "ragazze alla pari".
L'indagine, che ha già portato all'arresto e alla denuncia di una ventina di persine, è ancora in corso.
Coinvolge varie regioni e probabilmente, proprio per questi insospettabili "appoggi" da parte di italiani, avrà sviluppi spettacolari.
Ma torniamo a Svetana, prostituta sì ma dal cuore d'oro.
Va bene le botte se in una sera non incassavo almeno un milione-racconta-ma quello che non riuscivo a sopportare era che noi venivamo picchiate anche se ci fermavamo a parlare dieci minuti con un cliente.
Io una sera, con uno che me l'aveva chiesto, sono andata a bere una birra in un bar ed è stato il finimondo.
Per questo ho detto basta e mi sono rivolta ai carabinieri.

Svetana, una biondina come tante, è nata in Moldavia.
In novembre-racconta-ho risposto ad un'inserzione su un giornale del mio paese.
Cercavano bariste.
Sono andata, ed ho subito capito cosa volevano da me, anche perchè mi hanno detto chiaro e tondo che mi avrebbero fatta entrare clandestinamente in Italia.

Il viaggio-prosegue-è stato un inferno.
A piedi, in auto.
Abbiamo attraversato il confine a Trieste facendo chilometri e chilometri in un bosco, io e altre quattro ragazze.
Poi un uomo ci ha caricate e portate a Vicenza.
Lì siamo state ospitate per qualche giorno in una famiglia di italiani.
Intanto, nell'altra camera, decidevano dove "smistarci".

Svetana è finita a Bologna.
L'ha comprata, per settemila marchi, un "magnaccia" del residence Bologna 2 di Calderara che ora è stato arrestato.
Ma la donna, in questi mesi, benchè picchiata e terrorizzata, è rimasta molto attenta.
Ha raccolto notizie sul racket, ha parlato con tante sue colleghe, ha ricostruito un piccolo puzzle.
Anche a Rovigo-pare-c'è almeno una famiglia compiacente la cui casa funge da punto di smistamento per la tratta delle slave.
Il capo del mio gruppo-racconta-è Safed, uno zoppo che, insieme alla sua compagna, tratta almeno un centinaio di ragazze.
Lavorano sulla via Emilia, a Calderara, in viale Vicini.
Tutte le slave che si prostituiscono a Bologna devono fare i conti con lui e con i suoi scagnozzi.
Safed di cognome fa Cecak.
Ha 31 anni ed è stato arrestato dai carabinieri l'altra notte insieme al fratello Nedzad che, a dispetto dei 18 anni appena compiuti, gli fa da braccio destro.
La convivente di Safed era finita in manette una settimana fa.
A casa dei due, i carabinieri hanno trovato 60 milioni in contanti e tutti i passaporti delle ragazze costrette a battere i marciapiedi.
Un'organizzazione rigorosa.
Come ai tempi delle case chiuse le ragazze facevano le "quindicine": a Bologna, a Cesenatico, a Cervia, per evitare che le forze di polizia le riconoscessero.
Safed Cucak aveva un comportamnto da vero boss.
Lui non guidava la macchina nè girava armato, però ogni sera a mezzanotte, accompagnato dai suoi guardaspalle, faceva il giro delle "ragazze" e si faceva consegnare da ciascuna un milione.
Se tanti soldi non c'erano, allora le donne venivano malmenate dagli scagnozzi dello slavo.
Ora, mentre l'indagine si allarga a macchia d'olio, Svetana tornerà nell'ex Jugoslavia.
Spero ancora-dice-di poter fare la cameriera in un bar.
E se per mangiare dovrò prostituirmi, lo farò per mia scelta, non perchè qualcuno mi costringe.



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