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l'Unità 1996

28 marzo 1996 30 giugno 1996 2 luglio 1996
3 luglio 1996 11 luglio 1996 6 ottobre 1996




6 ottobre 1996


Lucciole dell'Est rapite e vendute
fanno arrestare gli sfruttatori



Tutto è nato da una retata nel discusso residence Bologna 2 di Calderara di Reno.
Ma è stato grazie a due ragazze ucraine che i carabinieri sono riusciti a mettere insieme tutti i tasselli di un'organizzazione di slavi dedita alla prostituzione.
E dopo settimane di indagini, sono scattate le manette per i capi: Sadik Cucak, 28 anni, considerato il boss; Ismail Xhullijaj, 37 anni, che aveva il compito di reclutare le ragazze; e Senad Mesic, che curava l'amministrazione dell'organizzazione.
Altri due slavi sono ancora ricercati.
L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
In base al racconto delle due giovani, il reclutamento avveniva, in Ucraina e in Ungheria, col solito tranello: il miraggio di un lavoro in Italia presso night-club.
Ma dopo aver varcato il confine, attraverso la Slovenia, le ragazze venivane vendute ciascuna per tremila marchi.
Il boss Cucak decideva lo smistamento: chi in Romagna, chi a Firenze e chi in Spagna.
La realtà emergeva in tutta la sua crudezza durante una sorta di riunione.
Ad ogni ragazza erano assicurati tre milioni al mese più l'alloggio (al residence Bologna 2).
In cambio, le prestazioni sessuali dovevano portare nelle casse almeno un milione al giorno.
Tutto avveniva dietro minacce di violenze.
Ad un certo punto le due ucraine si sono rifiutate di continuare il "lavoro" e per questo sequestrate in attesa di essere vendute-a detta loro-proprio in Spagna.
I guadagni-ha dichiarato il capitano Arrigo, comandante della compagnia di Borgo Panigale-di volta in volta venivano spediti all'estero (forse in Jugoslavia) attraverso vaglia postali.
Qui a Bologna, l'organizzazione cercava di non lasciare tracce.
Non venivano usate auto proprie, ma taxi.
Tutti i documenti delle ragazze-il "giro" locale era di dodici-tredici-venivano regolarmente distrutti da cinque "colleghe", che fungevano da caporali avendo il compito di gestire l'attività delle nuove arrivate e anche di controllarle.

Queste cinque-tutte slave-furono arrestate all'epoca della retata, in luglio, e sono già state espulse.
Nel frattempo, a Calderara il Comune si sta muovendo per ottenere il cambio di destinazione d'uso del residence Bologna 2, sul quale da tempo si sono accese polemiche perché, come dice il sindaco Massimo Reggiani, almeno metà dei 194 alloggi sono in mano ad associazioni dedite alla prostituzione.
La conversione della struttura
-ha detto Reggiani-comporta la necessità di stipulare contratti per gli affitti, coi patti in deroga. Questo, unito alla ristrutturazione degli alloggi, potrebbe spazzare via tutti i canali "in nero" che hanno permesso finora a queste associazioni di mettere mano su così tanti alloggi.


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11 luglio 1996


Il racconto delle ragazze dell'Est che si prostituiscono a Borgo Panigale
Un business da 60 miliardi l'anno


Sul marciapiede con la laurea



I precedenti


Un morto, quattro feriti due sfruttatori arrestati nella guerra tra clan

C'è anche il nome di Adelina Kasca tra quelli delle prostitute con zona fissa tra Santa Viola e Borgo Panigale.
Gli agenti del commissariato di zona l'hanno controllata più volte, l'ultima in viale Togliatti appena due settimane prima dell'agguato che l'ha ridotta in fin di vita.
Ora la ragazza, ferita da due colpi di calibro 9 la notte del 29 giugno, sta meglio.
Dal reparto di rianimazione del Maggiore è stata portata in chirurgia.
Per il tentato omicidio di Adelina è stato arrestato il presunto colpevole.
Si tratta di Gani Rrushi, un albanese del clan rivale, protettore di una donna pestata con il calcio di una pistola dallo sfruttatore di Adelina Kasca, Zela Ganci, anch'egli arrestato dai carabinieri.
L'altro episodio di sangue, che ha preceduto l'omicidio di Florian Arifi, è quello con protagonisti due albanesi, Tahir Emin e Astrit Gurra che, la sera del 2 luglio, sono stati sorpresi in un piazzale sul retro del centro commerciale Vittoria e feriti a colpi di 7,62.
In un cespuglio viene ritrovata una 7,65, che non ha sparato.
Emin e Gurra, ricoverati al Maggiore, sono stati entrambi dimessi nei giorni scorsi, prima dell'ultimo episodio, l'esecuzione di Arifi con due colpi di 7,65 sparati a bruciapelo alla nuca.

Laureate, colte, con una professione "seria" nel loro paese.
E un sogno: restare pochi mesi, raccogliere qualche centinaio di milioni e tornare a casa.
A fare le signore.
Irina e le altre: prostitute.


Ancora tre o quattro mesi sul marciapiede per arrivare a mettere da parte circa duecento milioni.
Poi tornerò a casa, comprerò un negozio o un ristorante e sarò a posto per il resto della vita.

Irina ha trent'anni, è una bella ucraina.
Determinata. All'Est ha lasciato una famiglia normale e una laurea in matematica.
All'Ovest è venuta a cercare i soldi per avviare una piccola impresa.
Business sì, ma anche un'ipoteca sulla vita.
È colta, sa quello che fa.
Nessuno l'ha imbrogliata promettendole un'attività pulita.
Lo sapeva anche prima che il lavoro era quello.
Tutte le sere al solito posto.
Nel suo caso la "Pioppa": molto traffico, tanti camionisti.
Triste, pericoloso, ma che permette di fare i soldi in fretta: anche 25-30 milioni al mese per una bella come lei.
Ma è per poco.
Già l'anno prossimo la potranno incontrare dietro il bancone di un nuovo bar di Kiev.
E lì, lei sarà la padrona.
Un sogno? No, qualcuna ce l'ha fatta.
Le amiche ritornate all'Est con i bei vestiti e un gruzzolo da investire, un futuro di rispettabilità. Così raccontano.
La storia di Irina non è diversa da quella di tante altre donne sui marciapiedi della periferia ovet della città.
Le hanno raccolte gli agenti del commissariato Santa Viola mettendo insieme spezzoni di racconti, richieste di aiuto, confidenze sfuggite durante l'ennesima retata.
Un lavoro di mesi, frutto di un rapporto di fiducia venutosi a creare con alcune donne, che delinea un volto della prostituzione straniera in città per certi aspetti inediti.
Anche l'altra sera, nell'ambito dei servizi predisposti dal questore per arginare il fenomeno della prostituzione, c'è stato un controllo capillare delle ragazze che lavorano tra viale Togliatti, via Rigosa, via Persicetana, via Emilio Lepido.
Hanno riempito la sala convegni del commissariato.
Slave e ucraine, soprattutto, e poi africane di Nigeria, Camerum e Ghana.
Una maggiorenne da pochi giorni, le altre tra i venti e i trent'anni.
Una dozzina è risultata clandestina.
Tre erano incinte. Hanno chiesto ai poliziotti in quale struttura pubblica potevano recarsi per l'interruzione di gravidanza.
Tutta colpa di un profilattico che si è rotto, hanno spiegato.
Ma c'è il dubbio che accettino rapporti non protetti.
Gli agenti del commissariato Santa Viola, diretti da Giovanni Pipitone, hanno incontrato molte donne dell'Est che nel loro paese facevano lavori qualificati (medici, chimici, ingegneri), ma mal retribuiti, oppure laureate e disoccupate.
Addirittura si sono trovati di fronte un'ex campionessa di nuoto ucraina, che avrebbe partecipato a competizioni europee.
Le africane, invece, sono di estrazione sociale più semplice, poco acculturate.
Identico l'atteggiamento nei confronti delle famiglie: quasi tutte raccontano che che in Italia fanno le commesse, le colf o le baby sitter.
Il giro di denaro è da capogiro.
Le ragazze, tra le quali non vi sono grandi differenze di prezzo, guadagnano circa un milione per sera.
Non è chiaro se, e in quale percentuale, il denaro finisca nelle tasche dei protettori poiché le donne negano di essere sfruttate.
Una sola ha fatto il nome del proprio protettore, un tunisino, già finito in manette.
Nei pochi chilometri di marciapiede tra Santa Viola e Borgo Panigale, dove lavorano una cinquantina di ragazze, il fatturato è quantificabile in 60 miliardi l'anno.
Le prostitute dell'alloggiano quasi tutte al residence di via Garibaldi a Calderara e qui portano i clienti.
Le donne di colore sono invece "pendolari": arrivano in treno in serata, provenienti soprattutto dalla Toscana, e ripartono all'alba.
Con i clienti si appartono un po' dove capita, spesso in auto.
Dopo gli ultimi controlli, 84 persone sono state denunciate per atti osceni e 42 vetture sono finite sotto sequestro.
Le ragazze entrano in Italia da Bari o da Gorizia, pagando un "pedaggio" di sette o otto milioni.
E nel rapporto del commissariato Santa Viola si legge un'accusa inquietante in riferimento al residence di Calderara:
Le donne giungono in Italia con regolare passaporto, che consegnano alla reception (!?) del residence, dopodiché tali documenti vengono ritirati da qualcuno che probabilmente ne organizza e ne sfrutta la prostituzione e forse anche l'entrata sul territorio nazionale.

Ed è alla ricerca degli sfruttatori che ora mirano le indagini della polizia.


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3 luglio 1996


Prostituta ferita, preso lo sparatore
Fermato dai Cc un giovane albanese



Parlano i due connazionali colpiti l'altra notte davanti al centro Vittoria
Ci hanno scambiato per altri
Improvvisa escalation di violenza nell'ultima settimana nel mondo della prostituzione dell'Est


È già in manette l'albanese ritenuto responsabile del tentato omicidio di Adelina Kasca, la giovane prostituta sua connazionale ferita gravemente nella notte tra venerdì e sabato con due colpi di pistola in viale De Gasperi.
Ieri sera i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale, dopo alcuni giorni di indagini serrate, hanno stretto il cerchio intorno ai presunti responsabili dell'agguato e hanno fermato il giovane che si ritiene abbia sparato contro la ragazza.
L'uomo, ricercato nei giorni scorsi anche in Romagna, è stato catturato a Bologna.
Ma nel racket delle lucciole è ormai guerra aperta tra bande rivali di albanesi.
La squadra mobile della Questura sta indagando sull'oscuro episodio avvenuto l'altra sera nella strada senza uscita dietro al Conad del comerciale Vittoria, a lato di viale Togliatti.
I due albanesi feriti da colpi di pistola ieri sono stati identificati.
si tratta di due giovani abitanti a Perugia, Tahir Emin di 25 anni e Astrit Gurra di 28, entrambi nati a Tirana.
I due sono stati portati al Maggiore.
Il primo, colpito di striscio a un gluteo, è stato dimesso ieri sera.
La sua ferita guarirà.
Più grave le condizioni di Gurra.
Un proiettile gli ha attraversato un fianco ed è ancora ritenuto nella coscia.
Verrà operato questa mattina.
Il calibro dei proiettili è lo stesso di quello usato per Adelina Kasca.
I due feriti sono in regola con il permesso di soggiorno e incensurati.
Gurra, in Italia da sei anni, possiede una carta di identità rilasciata dal Comune di Perugia nel '92 ed è il proprietario della Ford Skorpio in cui si trovava con l'amico al momento dell'agguato.
Dal letto del Maggiore dà questa versione dei fatti:
Eravamo arrivati a Bologna il giorno stesso e stavamo cercando l'autostrada pere tornare a Perugia.
Siamo venuti solo tre volte in questa città e sempre per incontrare amici.
L'altra sera due uomini con i capelli corti, non so se italiani o stranieri, si sono avvicinati e ci hanno sparato addosso senza dire una parola.
Sono sicuro che hanno sbagliato persone, ci hanno scambiato per altri.
Adelina Kasca? No, non la conosciamo.

E all'amico che, in albanese, gli chiede se ora dovranno cercarsi un avvocato, risponde in italiano con l'aria furba:
No, le vittime siamo noi.
Sul luogo dell'agguato gli agenti hanno trovato, nascosto in un cespuglio, una pistola 7,65, che non è però l'arma che ha sparato poiché, conficcata nel sedile dell'auto, è stata trovata l'ogiva di un proiettile calibro 9.
La 7,65 potrebbe essere stata in possesso dei due feriti, i quali naturalmente smentiscono:
Se avessimo avuto un'arma, l'avremo usata per difenderci.
È ancora presto per dire se vi siano collegamenti tra i due episodi, ma certo l'escalation di episodi di violenza registrati nell'ultima settimana e tutti con protagonisti cittadini albanesi (nel novero anche l'aggressione di una prostituta ferita al viso e al corpo con il calcio di una pistola e un uomo scaricato davanti al Sant'Orsola con un ginocchio trapassato da una pallottola) lo lascia credere.


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2 luglio 1996


Viaggio nel residence di Calderara,
piccolo Bronx dell'emarginazione


Il prato è un tappeto di rifiuti, che alcuni inquilini gettano direttamente dalla finestra.
Lì in mezzo giocano i bambini.
Gli ascensori sono tutti rotti.

Poco oltre l'atrio-accanto a una lapide che ricorda la morte di un bimbo di sette anni, caduto dal terzo piano correndo in bicicletta lungo un corridoio del residence- si apre uno stanzone cadente, che in origine doveva diventare un asilo.
Oggi è una sorta di magazzino, pieno di vecchi materassi e oggetti di scarto.
Dentro l'aria è ammorbante.

(-evidenziamo in neretto solo le parti che ci sembrano delle vere perle!-)
Sul fondo, nei locali destinati a bagni e ripostigli, vive una donna con il suo cane.
Sulle scale e lungo i corridoi sostano a tutte le ore clienti delle prostitute.
Qui, in questo casermone color fango piantato in mezzo alla campagna, vivono centinaia di persone.
Impossibile dire quante.
I mini appartamenti sono 196, in gran parte gestiti da società immobiliari "disinvolte".
Soltanto una sessantina dei monolocali sono abitati dai proprietari, gli altri sono affollati da persone che vivono ai margini della società.
Prostitute, protettori, immigrati clandestini: anche cinque, sei o più persone in "buchi" di 40 metri quadrati.
No, non possiamo chiamarlo Bologna Due, il residence di Calderara.
Le tante persone perbene che vi abitano non amano questo nome perché suona come una presa in giro.
Una cinquantina di famiglie abitanti nello stabile di via Garibaldi 2, il piccolo Bronx dove è maturato il regolamento di conti nei confronti della giovane prostituta albanese, ha firmato un documento in cui si impegna, anche contribuendo dal punto di vista finanziario, a collaborare con il Comune per attuare un piano di recupero urbanistico e sociale dell'insediamento, con conseguente cambiamento di destinazione d'uso dell'edificio, da residence a condominio.
Dalla loro parte è anche il sindaco di Calderara, Massimo Reggiani.
Plaudiamo al recente intervento delle forze dell'ordine-dicono-ma non lo riteniamo risolutivo del problema dello sfruttamento della prostituzione nello stabile.
Ribadiamo che la colpa di quanto avviene ` di alcune società e di alcuni proprietari, che affidano i loro appartamenti a personaggi senza scrupoli.

Certo, vivere da persone "normali" non è facile in via Garibaldi 2.
L'Acoser nel novembre scorso ha chiuso i rubinetti del metano per mancati pagamenti delle bollette, che ormai ammontano a centinaia di milioni.
Per tutto l'inverno gli abitanti si sono arrangiati alla meglio, ma hanno anche trascorso alcuni periodi al freddo.
Ora il problema si presenta con l'acqua.
Non potendo bloccare la fornitura di un bene tanto prezioso l'azienda erogatrice da alcuni giorni la raziona.
Gli abitanti sono schiacciati dalla consapevolezza di vivere in un ghetto malfamato.
Al punto che nessun fornitore è disponibile a varcarne la soglia e nessun artigiano si presta a fare una riparazione a chi abita in quel residence.

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Sparatoria nella notte, due albanesi feriti
Ormai è guerra per il racket delle lucciole



Ancora spari ieri notte, nella guerra tra extracomunitari per il controllo della prostituzione in città.
Due albanesi sono stati feriti da colpi d'arma da fuoco, in viale Togliatti, all'altezza del centro commerciale Vittoria.
Uno ferito a una gamba, l'altro all'addome (ricoverato al Maggiore).
Non corrono pericolo di vita.
L'episodio è accaduto poco dopo le 23.
Secondo le prime ricostruzioni, sullo spiazzo davanti al supermecato Conad, sarebbe nata una discussione tra protettori.
Lì sono state viste anche alcune prostitute.
La zona è controllata da lucciole di colore, ma da qualche tempo il racket degli albanesi ha invaso il territorio.
Sullo spiazzo è stata trovata, aperta, una Ford Skorpion.
Dentro, un bossolo sulla cappelliera.
Un altro bossolo un paio di metri oltre l'auto, per terra.
Entrambi-secondo gli agenti della scientifica-di calibro 9.
Gli agenti hanno poi ritrovato in una siepe una pistola di calibro diverso, probabilemente una P38.
Ho sentito dei colpi, mi sono affacciato alla finestra-ha raccontato un giovane che abita in un edificio di fronte-Ho visto tre prostitute sostenere un uomo e accompagnarlo dall'auto (la Skorpion,ndr) fino al marciapiedi.
Poi sono fuggite. Lui ha provato a fare l'autostop, poi si è accasciato.
Poco dopo è stato raggiunto da un altro che camminava claudicante.

I feritori, forse due, sono fuggiti verso il centro.
La polizia ne fermati diversi più tardi.
Intanto, stanno per scattare le manette ai polsi degli altri due albanesi, che venerdì sera hanno ferito a colpi di pistola la connazionale di 21 anni Adelina Kasca mentre si prostituiva in viale De Gasperi, davanti all'Ipercoop di Borgo Panigale.
Gli autori della sparatoria vengono ora ricercati fuori Bologna.
I risultati di un esame dello stub saranno disponibili soltanto tra alcuni giorni, ma gli inquirenti ritengono di avere già in mano elementi sufficienti per inchiodare i due responsabili.
Un impulso decisivo alle indagini è venuto dalle perquisizioni a tappeto fatte nei mini-appartamenti del residence di Calderara.
In uno di questi, che due albanesi hanno lasciato precipitosamente calandosi dalla finestra, sarebbe stato trovato un pezzo dell'arma usata per colpire la giovane prostituta.


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30 giugno 1996


AGGUATO A BORGO PANIGALE. LA GIOVANE ALBANESE ORA È IN PROGNOSI RISERVATA AL MAGGIORE


Lucciola in fin di vita



Le sparano 4 colpi di pistola. Guerra tra gang


Le hanno sparato con l'intenzione di ucciderla ed ora è in gravi condizioni al Maggiore.
Vittima una prostituta albanese di 21 anni, forse "punita" per uno sgarro.
La sparatoria è avvenuta ieri notte in viale De Gasperi a Borgo Panigale.
I carabinieri riconducono l':aggressione a una faida tra le bande di albanesi, che si spartiscono il lucroso racket della prostituzione.
Tra loro ieri sono stati svolti controlli a tappeto.

Servizio a pagina 3


Le sparano quattro colpi di pistola
In fin di vita prostituta albanese



La ragazza, 21 anni, è stata ferita in viale De Gasperi, nei pressi dell'Ipercoop di Borgo Panigale
Maxi retata di extracomunitari
Passato al setaccio dai carabinieri il residence di Calderara di Reno


Le hanno sparato addosso con l'intenzione di ucciderla.
Tre, quattro colpi di pistola calibro nove, due dei quali l'hanno colpita al torace e al braccio sinistro.
Uno sgarro, forse, all'origine del regolamento di conti nei confronti di una giovane prostituta albanese, ultimo e più grave episodio di una serie di scontri avvenuti negli ultimi giorni tra bande rivali di extracomunitari dell'est per il controllo del territorio e lo sfruttamento della prostituzione.
la ragazza, che ha detto di chiamarsi Adelina Kasco e di avere 21 anni, è rimasta gravemente ferita.
Ieri mattina al Maggiore è stata sottoposta a intervento per estrarre i due proiettili, uno dei quali le ha leso lo stomaco.
I medici si sono riservati la prognosi.
La sparatoria è avvenuta ieri notte verso le 2,45 su viale De Gasperi, la strada a scorrimento veloce davanti all'Ipercoop, nel tratto di strada compreso tra la Ducati e il distributore Esso.
Adelina Kasco passeggiava con alcune compagne sul marciapiede.
Davanti a loro passavano i mezzi diretti a Bologna.
A un certo punto un'amica della giovane ha visto un'automobile di colore chiaro avvicinarsi ad Adelina e i due uomini a bordo confabulare con la ragazza.
D'improvviso, l'uomo che sedeva accanto al guidatore ha sparato due colpi in direzione della ragazza.
Poi l'auto ha fatto inversione di marcia e dal mezzo in corsa sono partiti alri due colpi.
I carabinieri, che conducono le indagini, hanno trovato tre bossoli calibro nove corto, mentre il quarto è probabilmente rimasto all'interno della vettura.
Per tutta la giornata di ieri i carabinieri hanno compiuto perquisizioni e fatto controlli di cittadini albanesi abitanti nel residence di via Garibaldi a Calderara di Reno.
Al termine della giornata ne erano stati sentiti una cinquantina, parecchi dei quali risultati non in regola con il permesso di soggiorno.
Secondo gli investigatori la giovane ferita e le sue compagne, che hanno dichiarato di risiedere a Firenze e di fare le pendolari per prostituirsi, avrebbero abitato nell'ultimo periodo nella casa-albergo di Calderara.
La sparatoria sarebbe da collegare ad altri episodi di violenza tra albanesi accaduti nelle settimane scorse.
Tutti gravitanti nel mondo dello sfruttamento della prostituzione.
Di alcune risse-con calci, pugni, colpi di borsetta-sono state protagoniste le ragazze, tra le quali vi sarebbe una gerarchia con al vertice prostitute che hanno anche compiti di controllo sulle compagne.
Una sorta di caporalato del sesso a pagamento.
La grave situazione di degrado sociale, ma anche urbanistico, del casermone di Calderara è da tempo all'attenzione degli abitanti del residence, la maggior parte dei quali non ha nulla a che fare con questi episodi malavitosi, ma ne patisce le conseguenze.
Lunedì scorso, in un'assemblea con il sindaco Massimo Reggiani e l'assessore alla Polizia municipale Antonio Bonomi, i residenti del "gruppo di iniziativa Garibaldi 2" hanno presentato un documento in cui si impegna il Comune a progettare il recupero e il risanamento urbanistico del quartiere.

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28 marzo 1997


Tradita e pestata a sangue



Prostituta voleva lasciare la strada
In manette la gang di sfruttatori


Lo spettacolo doveva convincere le altre "lucciole" a non osare la fuga.
Perché fosse efficace gli aguzzini ci hanno messo più impegno con le botte e con i calci, mentre le giovani compagne della vittima erano costrette, impotenti, ad assistere.
Della ragazza oggetto del pestaggio, i carnefici hanno fatto scempio: frattura di tre costole e del bacino e contusioni varie.
La giovane slava di 24 anni è stata punita perché non ne voleva più sapere di prostituirsi, di prendere botte se non consegnava un milione di lire al termine della giornata.
Una giornata che cominciava alle 18, su un marciapiede a Borgo Panigale, e terminava alle 4.
Si è confidata con un cliente, uno di quelli fissi.
Questo fa ritenere agli inquirenti che si tratti di un bolognese.
L'uomo ha tradito la fiducia della giovane e l'ha denunciata agli sfruttatori.
Quattro arresti
Dietro questa storia emerge un'organizzazione con ramificazioni internazionali, che ha il fulcro in Croazia.
I componenti trovavano le ragazze in Russia, Ucraina e nell'ex Jugoslavia.
La Squadra Mobile ha messo le manette a quattro persone, in momenti diversi dell'indagine partita all'inizio dell'anno.
E ha denunciato undici persone, tra cui alcune ragazze che ambiguamente si prestavano a controllare le compagne.
Gli arrestati sono: Sadik "Diksa" Cucak, 28 anni, Senad "Stano" Mesic, 26 anni, entrambi bosniaci, Drazen "Andrej" Berdim, 30 anni e Nada "Nadiza", Stojkovic, 24 anni, ritenuta uno dei boss dell'organizzazione.
Gli ultimi due pure dell'ex Jugoslavia.
In gennaio, nell'ambiente della prostituzione, si era sparsa la voce di una "lucciola" pestata brutalmente dai propri protettori.
Le successive ricerche avevano permesso di individuarla al Maggiore.
Appostamenti e pedinamenti nell'ambiente della prostituzione hanno condotto gli agenti nel residence "Athena" di Calderara di Reno.
Vendute per tre milioni
È stato individuato un primo gruppo di dodici ragazze, poi ancora altre per un totale di 35.
Erano controllate da due bosniaci.
Gli agenti hanno avvicinato le ragazze.
E due ucraine hanno avuto il coraggio di parlare: hanno raccontato la loro storia e hanno sporto denuncia contro i due.
"Reclutate" con la prospettiva di fare le entreineuse, erano giunte a Bologna passando per la Croazia e per la Slovenia.
Qui sono state vendute ciascuna per tre milioni di lire.
E qui è cominciata la vita tra il marciapiede e il residence.
Dopo la denuncia delle ragazze, i due bosniaci sono stati arrestati.
Un milione al giorno per 35 ragazze: affare troppo redditizio per abbandonarlo così.
Dunque in febbraio, dalla Croazia, è giunto "Andrej".
Ha cercato e trovato le due ucraine, ospiti in un albergo.
Lo scopo: convincerlo a ritirare le denunce e a trasferirsi a Modena.
La polizia era in guardia.
Grazie ad un tassista, informato dalle giovani, gli agenti si sono messi sulle tracce dell'uomo.
E lo hanno acciuffato in stazione a Bologna.
Pochi giorni fa è giunta in città "Nadiza" , moglie del fratello di Diksa.
Bisognaca rimettere in piedi l'impresa sotto le Due Torri.
È stata arrestata all'Athena, mentre discuteva con alcune ragazze del vecchio gruppo.
Alcune di loro intanto hanno ripreso il lavoro in proprio.
Altre, tra cui le due ucraine, hanno colto l'occasione: sono tornate a casa.

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